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Lettera mese di Marzo   versione testuale

 FRATERNITA LAICA DOMENICANA

"Madonna delle Grazie"

Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi.
 Tra questi due riti, si snoda la strada della Quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.
 A percorrerla non bastano i cinquanta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.
 Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un «linguaggio a lunga conservazione».
 È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere.
Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: «Convertiti e credi al Vangelo».
 Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima Domenica delle Palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione.
 Quello «shampoo alla cenere», comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.
 Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo «udita con gli occhi», pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente.
 Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.
 Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.
 Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? «Una tantum» per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane?
 Potenza evocatrice dei segni!
 Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri.
 Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.
 Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
                                                                                  Don Tonino Bello, Vescovo
                                         
 

Domenica 16 marzo 2014
Anno A   - II Settimana di Quaresima    
 Giornata mensile di Fraternita
 
                                                                                                         Milano, 3 marzo 2014
       Carissime Consorelle e Confratelli,
mi sono permesso di introdurre la lettera mensile con una semplice riflessione sul periodo di Quaresima scritta da un amato “profeta della pace”.
 
       Questa Domenica la nostra Fraternita si riunisce a Bologna presso la Basilica del Nostro Padre Fondatore dell’Ordine, accolta dalla FLD “Beato Giordano”.
Il programma che trovate in allegato è molto semplice: l’invito, come sempre è rivolto a tutta la Fraternita ed ai suoi simpatizzanti.
       Alle Consorelle e Confratelli che non potranno partecipare al viaggio, ricordo che alle ore 9:30 presso la Chiesa “Santa Maria delle Grazie”, si terrà la consueta Messa in suffragio dei Defunti Laici Domenicani.
 
      Vi ricordo, inoltre, che sabato 26 aprile ad Alba (CN) verrà beatificato Padre Giuseppe Girotti O.P.
      Per questo importante evento,i Padri Domenicani stanno organizzato un viaggio comprendente la partecipazione alla celebrazione della Beatificazione.
     Per maggiori informazioni si allega il programma della giornata a cura de “I Viaggi di S. Maria delle Grazie”.
 
     Infine, Vi rammento che ogni primo venerdì del mese, alle ore 17:30, tutti sono invitati a celebrare l’Adorazione Eucaristica insieme ai nostri Padri di Santa Maria delle Grazie, presso la Cappella della Madonna.
 
            La Segreteria                                                                              Il Responsabile
     laiciop.milano@libero.it                                                                   Giovanni Cantone
                                                                                                        giovanni.cantone@hotmail.it
 
 
 
IL SANTO (DOMENICANO) DEL MESE
Beato Isnardo da Chiampo
 
La vita
          Isnardo nacque a Chiampo, piccolo paese collinare tra Vicenza e Verona. Gli storici hanno stabilito, con molta probabilità che il Beato era figlio dei nobili feudatari del castello della Vignaga (una frazione di Chiampo) di cui oggi non esistono più tracce.
          Il suo status sociale gli permise di intraprendere gli studi a Bologna dove nel 1218, ancora giovanissimo, entrò nell’Ordine dei Predicatori. Nel 1219, insieme al Beato Guala, ricevette l’abito dalle mani dello stesso San Domenico. Un anno dopo fu inviato a Milano insieme al confratello Guala che verrà poi eletto Vescovo di Brescia. Nel 1230 fu trasferito a Pavia dove strinse amicizia con il vescovo Redobaldo che gli affidò la costruzione e direzione di un convento presso la chiesa di S. Maria di Nazareth. Il convento domenicano femminile di Santa Maria di Nazareth, ebbe vita breve, in quanto nel 1363 l’edificio fu distrutto da un'inondazione del fiume Ticino.
          All’epoca di Isnardo, Pavia si trovava in una posizione di lotta contro il Papato per la sua posizione politicamente favorevole all’Imperatore Federico II. Per tale motivo la città era stata bollata da un “interdictum“ papale (un tale provvedimento contro una comunità era l'equivalente di un atto di scomunica nei confronti di un individuo): di conseguenza lo spirito religioso era quasi spento e i costumi del tutto rilassati.
          La venuta di Isnardo fu come un soffio rinnovatore e lo spirito cristiano rifiorì meravigliosamente. La sua presenza è ricordata nella “
Storia pavese del bassomedioevo”. L'azione di Isnardo animò la volontà di Rodobaldo che insieme al Papa predicò la crociata contro Federico II, cosa che gli valse il carcere. Poi si adoperò per riconciliare l'Imperatore con Papa Innocenzo IV.
         La fama di Isnardo giunse fino in Francia, alla Chiesa di San Martino di Tours, i cui canonici lo vollero procuratore nelle terre di Alessandria, Pavia, Bergamo, Peschiera, Brescia, Sirmione  e Verona, loro antiche tributarie.
        Colpito da malattia mortale, Isnardo morì il 19 marzo 1244. La sua salma fu dapprima custodita nella chiesa di S. Maria di Nazareth, quindi in S. Andrea dei Reali, in S. Tommaso Apostolo, in S. Pietro in Ciel d’oro ed infine nella Basilica pavese dei SS. Gervasio e Protasio.
Spiritualità e tradizione
Fino alla fine del XVIII secolo il suo sepolcro fu pieno di ex voto: alcuni prigionieri che lo invocarono, ritrovata la libertà, vi lasciarono per riconoscenza le catene. Beato Isnardo fu uomo di singolare spirito di preghiera, acceso da un ardente amore di Dio e del prossimo, rigoroso nella castità e nelle pratiche ascetiche.              
Richiamò alla conversione molti cattolici, contrastò le trame degli eretici ed ebbe fama di compiere piccoli e grandi miracoli,  come anche riportato in un documento del 1577, “Vite dei santi e beati cosi hvomini, come donne del sacro ordine de' Frati Predicatori”  di P. Serafino Razzi.
       Guarì alcuni malati, tra i quali una monaca dell’Ordine delle Umiliate che era gravemente ammalata.  
       Secondo la tradizione Isnardo convertì numerosi peccatori e operò grazie strepitose a vantaggio dei sofferenti, come quando risanò la gamba di un malato davanti ad un miscredente che lo derideva.
       Benché, come accennato, Beato Isnardo, conducesse una vita ascetica molto dura, questo non gli impedì di avere una corporatura robusta che suscitava commenti ironici. Una pia tradizione tramanda che un giorno, mentre predicava, un uomo gli disse: “Come posso credere alla santità di un vecchio cetaceo come Fra Isnardo, più di quanto possa credere che questo barile, su cui sono seduto, potrebbe saltare e rompermi una gamba”. Alla fine delle sue parole il barile si mise a saltellare rompendogli l’arto.
E’ da notare che nel Martirologio dell’Ordine dei Predicatori, Isnardo è elencato tra i Confessori, con questo elogio: "In conventu papiensi, sanctitatis praestantia nobilis, multis editis miraculis effulsit".
La Santa Sede ne confermò il culto il 12 marzo 1919 e il Martyrologium Romanum pone la sua festa il 19 marzo.
 A Chiampo, in località Baggiarella, è stata eretta una chiesa in suo onore, presso la quale annualmente all’inizio dell’autunno, si svolge una tradizionale sagra.
Preghiera
     “Signore, Gesù Cristo, buon Pastore, che hai voluto essere per il tuo gregge segno di unità e riconciliazione, fa’ che per l’intercessione del Beato Isnardo, le pecore seguano sempre il pastore per vivere secondo il tuo esempio e meritare di essere una sola cosa. Tu sei Dio e vivi e regni nei secoli dei secoli, Amen”.
 
                                                            notizie tratte da AA.VV. - a cura di Giovanni Cantone , laico O.P.