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Lettera mese di Maggio   versione testuale
Che cosa chiedi?
Carissime Consorelle e carissimi Confratelli, vorrei riflettere con voi sulla domanda che ci è stata posta al nostro ingresso nell’Ordine “Che cosa chiedi?” a cui noi abbiamo risposto: “La misericordia di Dio e la Vostra. E’ una risposta che dovrebbe accompagnarci per tutta la vita, ma che sovente dimentichiamo, come ci ricorda anche il nostro Santo Padre Francesco: “… spesso siamo troppo aridi, indifferenti, distaccati e invece di trasmettere fraternità, trasmettiamo malumore, freddezza, egoismo. E con malumore, freddezza, egoismo, non si può far crescere la Chiesa …” (Udienza Generale del 6/11/13).
Sul contenuto della risposta alla domanda di ingresso nell’Ordine possono aiutarci a riflettere alcuni capitoli tratti da “l’Imitazione di Cristo” come ad esempio  Astenersi dai discorsi inutili, Evitare i giudizi temerari, ecc… Personalmente ne preferisco uno, il capitolo sedicesimo, e che riporto qui di seguito, perché possiate avere misericordia anche dei miei difetti!

“Sopportare i difetti degli altri”
1. I difetti che l'uomo non riesce a correggere in sé e negli altri, li deve sopportare con pazienza, finché Dio non disponga altrimenti. Pensa che, forse, è meglio così, perché tu dia prova di pazienza, senza la quale i nostri meriti hanno ben poco pregio. Tuttavia, davanti a siffatti ostacoli, devi anche pregare Dio che si degni d'aiutarti a poterli sopportare con serenità. Se un tuo simile, ammonito da te una o due volte, non ti ascolta, non voler litigare con lui, ma metti tutto nelle mani di Dio, perché sia fatta la sua volontà ed Egli sia onorato in tutti i suoi servi: Egli sa opportunamente volgere in bene anche il male. Procura d'essere paziente nel tollerare i difetti degli altri e le loro fragilità, quali esse siano; anche tu ne hai tante, che gli altri sono costretti a sopportare.
2. Se non riesci a plasmarti come vorresti, come potrai pretendere che altri si conformi al tuo desiderio? Ben vogliamo, noi, che gli altri siano perfetti; eppure, non ci emendiamo dei nostri difetti! vogliamo che il nostro prossimo sia ripreso severamente, e noi non vogliamo essere ripresi. Ci urta che sia concessa agli altri una larga libertà, ed intanto non sopportiamo che si neghi a noi quello che chiediamo. Pretendiamo che gli altri siano tenuti a freno da regolamenti, e noi non tolleriamo d'essere sottomessi appena un po'. Così, dunque, appare chiaro quanto raramente usiamo la stessa bilancia per noi e per il prossimo. Se tutti fossero perfetti, che cosa ci resterebbe da soffrire da parte degli altri per amore di Dio? Ora, invece, Dio ha disposto così, perché impariamo a portare l'uno i pesi dell'altro (Gal 6,2), non essendoci nessuno senza difetto, nessuno senza il suo fardello, nessuno abbastanza saggio per guidarsi da solo: occorre, quindi, che a vicenda ci sopportiamo e ci consoliamo, e del pari ci aiutiamo, ci istruiamo e ci ammoniamo. Nei casi di qualche avversità, dunque, meglio si manifesta quale sia il grado di virtù di ciascuno. Infatti, le occasioni, se non rendono fragile l'uomo, mettono, però, in evidenza quale egli è.                    
                                                                                               (da L’Imitazione di Cristo - Cap. XVI)
                                                               
                                                             
 
Sabato 17 e Domenica  18  Maggio  2014
 
Programma degli esercizi spirituali di Fraternita
Aperta a tutta la Fraternita ed ai suoi Simpatizzanti
 
"Con Maria: dall'ascolto all'amore"
 
 
                                               Programma
Sabato 17 maggio
ore   9:30  S. Messa
 ore 10:30 Prima meditazione e silenzio/Rosario
ore 12:30 Pranzo (a sacco)
ore 15:30 Seconda meditazione e silenzio
ore 17:00 Scambio comunitario
ore 18:00 Vespri
Domenica 18 maggio
ore   8:45 Ufficio delle Letture e Lodi
ore   9:30  S. Messa in suffragio dei defunti
                Laici Domenicani  
ore 10:30 Terza meditazione
ore 12:30 Pranzo   (a sacco)
ore 14:30  Ora media /Santo Rosario
 
 
 
 
 
             Gli esercizi spirituali si svolgeranno presso la Sala San Domenico di  “Santa Maria delle Grazie.
 
 
                La Segreteria                                                                                         Il Responsabile
         laiciop.milano@libero.it                                                                              Giovanni Cantone
                                                                                                                  giovanni.cantone@hotmail.it
 
     
 
 
 
 
 
Promemoria
Ogni primo venerdì del mese, alle ore 17:30, tutti sono invitati a celebrare l’Adorazione Eucaristica insieme ai nostri Padri di Santa Maria delle Grazie, presso la Cappella della Madonna.
 
 
 
 
Mese di Maggio: Maria «speciale patrona» dell’Ordine
 
Il culto della Beata Vergine occupa un posto preminente nella tradizione domenicana.
La specifica devozione a Maria dei frati predicatori deriva dal carattere proprio dell’Ordine di San Domenico: Ordine contemplativo ed apostolico.
Maria è costantemente presente nella vita dell’Ordine, dalle sue origini ai nostri giorni. E’ presente nei trattati dei teologi, nei sermonari dei predicatori, nella pietà di tutti i frati.
Lo stretto legame che unisce Domenico a Maria è più di una devozione; è parte essenziale della sua stessa vocazione e della sua missione. Per questo è convinzione comune dei primi frati che Maria abbia avuto una parte molto importante nella fondazione dell’Ordine.
Due antichissime fonti, riportate da fra Gerardo Frachet nelle Vitae fratrum, attribuiscono a Maria la nascita dell’Ordine. Un monaco raccontò d’aver visto, in visione, prima che l’Ordine fosse fondato, la beata Vergine che supplicava il Figlio irato contro l’umanità, ottenendo alla fine l’istituzione di un Ordine di predicatori per la salvezza degli uomini. «Poiché non è conveniente che ti neghi alcuna cosa –dice il Figlio a Maria- darò loro i miei predicatori, per mezzo dei quali siano illuminati e corretti».
«A conferma di questa visione – continua fra Gerardo – anche un anziano monaco cistercense dell’abbazia di Bonnevaux raccontò al Maestro Umberto de Romans (O.P.) che un monaco gli aveva detto di aver visto la Vergine Maria supplicare il proprio Figlio perché avesse pietà degli uomini. Alla fine, vinto dalle sue preghiere, Gesù dice: “per le tue preghiere avrò ancora misericordia, manderò loro i predicatori, perché li ammoniscano”. Per questo si può pensare senza alcun dubbio – conclude l’anziano monaco – che l’Ordine vostro sia stato creato per le preghiere della Vergine gloriosa. Per cui dovete con ogni diligenza conservare un Ordine così degno ed onorare particolarmente la beata Maria»
Il beato Umberto è convinto che «l’Ordine è un dono di Dio all’umanità, ottenuto dalle preghiere della beata Vergine. Per questo – egli dice – a Maria, come speciale patrona, il beato Domenico raccomandava l’Ordine nelle sue preghiere. Ed è per questo che a Lei, come Madre, ci raccomandiamo ogni giorno con la processione (dopo Compieta), come al beato Domenico con la commemorazione, avendoli come speciali patroni in cielo».
Domenico sente un estremo bisogno dell’aiuto della Beata Vergine nello svolgimento della sua attività apostolica; a Lei si rivolge con immensa fiducia; da Lei invoca protezione per i propri figli.
Per testimoniare la propria devozione a Maria e la piena sudditanza a Lei dei frati predicatori, Domenico inventa una nuova formula di professione religiosa, con la quale espressamente si promette obbedienza a Maria. Ciò che «non avviene negli altri Ordini», sottolinea Umberto de Romans. Questa professione di obbedienza a Maria è il riconoscimento pubblico e ufficiale del titolo di cofondatrice dell’Ordine che i primi frati attribuiscono a Maria. Il frate predicatore intende inaugurare ai suoi piedi una vita consacrata totalmente al servizio di Cristo e di sua Madre.
Domenico vuole che la giornata del frate predicatore incominci nel nome di Maria e termini con la Sua lode. Stabilisce infatti che i suoi frati, al mattino appena svegli, mentre sono ancora nel «dormitorio», rivolgano a Maria il loro pensiero e la loro preghiera con la recita del Suo Ufficio. Il b. Umberto a tale proposito sottolinea: è segno «di grande riverenza verso la Vergine Maria che i frati subito appena si svegliano, prima di ogni altra cosa, si occupino in eius servitio». La sera poi, al termine della giornata, dopo Compieta, Domenico vuole che l’ultima preghiera sia ancora rivolta a Maria, con la recita della “Salve Regina”.
La stessa beata Vergine manifesta di gradire molto questa devozione dei «suoi» frati. Un giorno infatti, apparendo al beato Giordano dice: «amo di uno speciale amore il tuo Ordine e fra le altre cose questo è a me molto gradito che ogni cosa che fate e dite incominciate dalla lode mia e in essa finite».
Maria manifesta allo stesso Domenico di gradire molto che i suoi frati terminino la giornata, con la recita della Salve Regina.
Una notte infatti, mentre i frati dormono, Maria appare a Domenico, che veglia in preghiera: la beata Vergine passa per il dormitorio, aspergendo i frati a uno a uno e gli rivela che, quando la sera recitano l’antifona Salve Regina, Lei alle parole: «Eia ergo advocata nostra supplica suo Figlio, perché conservi l’Ordine». Poco dopo, mentre ancora prega, Domenico, rapito in estasi, vede la beata Vergine, seduta alla destra del Signore circondata da un gran numero di beati, appartenenti a tutti gli Ordini religiosi; non vede però nessuno dei suoi frati. A tale visione, egli scoppia in pianto. Ma il Signore lo consola: «Il tuo Ordine — gli dice — l’ho affidato a mia Madre». Contemporaneamente la Vergine apre il suo mantello ed egli vede sotto di esso raccolti tutti i suoi frati defunti.
Queste visioni furono raccontate dallo stesso Domenico ai frati e alle suore di S. Sisto a Roma. Esse ci fanno conoscere quale rapporto d’affetto legava Domenico alla beata Vergine e quanta fiducia egli aveva nella Sua protezione.
Maria, che accoglie sotto il suo manto i figli di Domenico, riserva pure un’accoglienza tutta particolare a colui che aveva assunto «l’ufficio del Verbo». Proprio nel momento in cui il fondatore dei frati predicatori, in una celletta del convento di Bologna, circondato dai suoi frati passa all’eternità (6 agosto 1221), fra Guala, priore di Brescia, vede in sogno il cielo aperto e Gesù e sua Madre Maria che traggono in alto, su una scala, Domenico per introdurlo nella gloria celeste.
 
           Tratto da “Il Rosario nell’Ordine Domenicano” - sito web “Movimento domenicano del Rosario”