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Vaticano II°: Concilio futuro?   versione testuale
La Lectio magistralis di S. Ecc. Mons. J.-L. Bruguès, O.P. a Santa Maria delle Grazie
La Sacrestia detta del Bramante, gioiello dell’architettura rinascimentale posto ad ornamento dell’intero complesso di Santa Maria delle Grazie in Milano, ha felicemente ospitato la Lectio magistralis di S. Ecc. Mons. Jean-Louis Bruguès, dell’Ordine dei Predicatori, sul tema Vaticano II: Concilio futuro? L’Arcivescovo, attualmente Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa, è stato invitato per celebrare i cinquant’anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II ed ha corrisposto alle attese della Comunità ospitante e del pubblico, generosamente intervenuto in una piovosa serata milanese, offrendo un’originale riflessione d’insieme sulle prospettive aperte dal grande evento ecclesiale.
Com’era intuibile dalla semplice lettura del titolo della conferenza, Mons. Bruguès non si è soffermato sull’ampiamente dibattuto problema del rapporto tra il Vaticano II e la tradizione cristiana che lo ha preceduto, ma lasciando ad altri interpreti (spesso eccessivamente coinvolti) il compito di leggere questo Concilio a partire dal rapporto col passato, l’Arcivescovo domenicano – particolarmente a suo agio con l’abito bianco dell’Ordine – ha deciso di osservarne i testi principali alla luce del futuro. Una prospettiva meno polemica e più urgente per la vita della Chiesa, chiamata ancora oggi a riconoscere nel magistero conciliare una “bussola” (Giovanni Paolo II) per orientarsi nel presente e affrontare coraggiosamente l’ingresso nel Terzo millennio. Se si può dubitare della permanenza futura delle polemiche sul cosiddetto “spirito” del Concilio, difficilmente si potrà contestare il fatto che l’unico “spirito” con cui si avrà sicuramente a che fare – al di là della Terza Persona della SS. Trinità che anima la Chiesa stessa – sarà quello che si è “incarnato” nei testi, nelle pratiche, nelle istituzioni promosse dal Concilio Vaticano II e che rimane a disposizione di tutta la Chiesa in vista di una sua rinnovata attualizzazione.
Avendo precisato la direzione del suo avvicinamento al tema, Mons. Bruguès – forte dei contributi della migliore filosofia francese contemporanea – ha attraversato i principali testi del Concilio adottando come filo conduttore l’interpretazione per cui al centro della prospettiva metodologica adottata dai Padri conciliari ci sia stata l’esigenza dell’ascolto degli altri. Il tema dell’altro ha consentito all’Arcivescovo di articolare il suo intervento in tre parti principali: 1) “il gusto dell’Altro”; 2) “la sollecitudine dell’altro”; 3) “la percezione di se stesso come un altro”.
La prima parte dell’intervento, centrata su Dei Verbum, trova al suo centro l’Altro inteso come il Dio trascendente, la cui Parola irrompe nella storia rivelando all’umanità, che l’accoglie per fede, la propria vita intima e coinvolgendola in essa. Tra le prospettive per il futuro, rintracciate in questa prima parte più decisamente teologica, Mons. Bruguès ha indicato l’esigenza di approfondire – oltre ed insieme alla cristologia e all’ecclesiologia – l’identità e l’azione dello Spirito Santo, favorendone la devozione popolare, soprattutto in Occidente. Già con l’Enciclica Dominum et vivificantem di Giovanni Paolo II, ha ricordato il Prelato, qualcosa è stato fatto, ma vi è ancora tanta strada da percorrere.
Con la sezione dedicata alla “sollecitudine per l’altro”, l’Arcivescovo ci ha condotto ad apprezzare il cammino percorso dai Padri conciliari nell’apprezzamento degli “altri” dal cristianesimo, a partire dai più lontani (gli appartenenti alle religioni non cristiane) fino alla considerazione nel piano divino di qualsiasi uomo che viene nel mondo. Facendo riferimento ai documenti Nostra Aetate e Dignitatis humanae, Mons. Bruguès ha sottolineato la feconda ripresa della dottrina patristica dei “semi del Verbo”, i cui effetti si sono potuti osservare negli incontri suscitati dal primo grande incontro di Assisi del 27 ottobre 1986. Se, in seguito, la Dominus Jesus (2000) ha dovuto precisare il ruolo decisivo di Cristo e della Chiesa per la dinamica salvifica dell’intera umanità, risulta tuttavia chiaro come la tematica del dialogo interreligioso sia, per l’oggi e per il domani, un elemento insuperabile per la custodia della pace sociale in un contesto segnato dalla globalizzazione. Questa prospettiva apre una nuova finestra sul futuro: il superamento della convinzione laicista che intende la religione esclusivamente nell’ambito circoscritto della coscienza individuale e l’inizio di un nuovo impegno sociale delle grandi religioni. Allo stesso tempo, anche il dialogo ecumenico – venendo ad una forma molto più prossima dell’alterità – ha camminato molto nella direzione di un oltrepassamento delle barriere erette dal peccato nella storia. In particolare, Mons. Bruguès ha indicato, come frutti della riflessione conciliare aperti su orizzonti che ci attendono, due documenti: l’Enciclica di Giovanni Paolo II Ut unum sint (1995) e la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione (1999), redatta da teologi cattolici e luterani. In ogni caso, l’Arcivescovo ha sottolineato come non si possa leggere il movimento ecumenico se non come un’opera dello Spirito Santo. Infine, considerando la sollecitudine manifestata dal Concilio Vaticano II per ogni uomo che viene nel mondo, Mons. Bruguès ha ricordato come oggi emerga, più che il problema dell’ateismo come negazione teorica di Dio, il dramma silenzioso dell’indifferenza assoluta prefigurata, secondo il Prelato, nell’opera Tristi tropici dell’antropologo Claude Lévi-Strauss. Nonostante gli effetti del processo della secolarizzazione, Mons. Bruguès ha invitato a non perdere quell’atteggiamento coraggioso che fu proprio dei Padri conciliari e che, con una bella espressione, ha condensato nell’invito seguente: «questo mondo Dio lo ama: come non essere presi dalla sollecitudine nei suoi confronti?».
Nell’ultima parte, che prelude alla conclusione, l’Arcivescovo domenicano ha inteso alimentare una certa qual fierezza dell’essere cristiano, invitando – sulla scorta della Costituzione dogmatica Lumen gentium sulla Chiesa – a guardare al proprio essere cristiani secondo la nota espressione, coniata da Paul Ricoeur, che invita a percepire il sé come se fosse un altro. In questo senso, riportando l’auto-comprensione della Chiesa al proprio Mistero divino e umano, Mons. Bruguès ha sottolineato come la Lumen gentium ha cercato di restituire una comprensione della Chiesa che sia “più affettiva”. Il movimento centrale di questa riflessione è stato individuato da più parti nel riconoscimento del primato della Comunione.
L’Altro inteso come il Dio che si rivela, l’altro che diviene il fine di una sollecitudine ispirata all’ascolto e alla carità, il mistero della Chiesa compreso come Comunione che sostiene la gioia dell’appartenenza al Corpo di Cristo sono alcune delle realtà che il Concilio Vaticano II ci ha affidato e che attendono uno sviluppo nel futuro della vita ecclesiale che riguarda ogni battezzato.
Fr. Marco Salvioli O.P.